La nuit, da Les choristes

Oh nuit vient apporter à la terre
le calme enchantement de ton mystère
l´ombre qui t´escorte est si douce
si doux est le concert de tes doigts chantant l´espérance
si grand est ton pouvoir transformant tout en rêve heureux

Oh nuit, oh les laisses encore à la terre
le calme enchantement de ton mystère
l´ombre qui t´escorte est si douce
est-il une beauté aussi belle que le rêve
est-il de vérité plus douce que l´espérance

Ancora Alice.

George Dunlop Leslie, Alice in wonderland

Alice cominciava ad averne abbastanza di starsene seduta senza far niente accanto a sua sorella sulla riva del fiume: una volta o due aveva sbirciato nel libro che sua sorella stava leggendo, ma si era accorta che non c’erano né figure né dialoghi. “A che serve un libro” pensò, “senza figure o dialoghi?”

John Everett Millais, Waking, 1865

“Allora
dopo
tutto,
non
stavo
sognando”
disse tra sé e sé
“a meno
che
non
facciamo
tutti
parte
dello
stesso
sogno.”

Un salto di un’ora e mezza nel Paese delle meraviglie.

A Rovereto, al Museo di Arte Moderna e Contemporanea, fino al 3 giugno.
Deliziose le copie della versione del romanzo esposte, per non parlare dei gadget già pensati dopo la pubbicazione del romanzo, avvenuta nel 1865. Una sorpresa poi i disegni di Dalì ed il cortometraggio da lui pensato insieme a Walt Disney e realizzato postumo nel 2003, con il titolo di Desiderio.

Ed una frase da tenere sempre ben presente… che il Paese delle meraviglie, chi lo sa, magari è dietro l’angolo!

«Se non avessi pianto tanto!» esclamò Alice, mentre cercava, nuotando, di raggiungere la riva. «Eccomi punita per benino, annegando nelle mie proprie lacrime!»

Ciao, zio.

Oggi ho accompagnato nel suo ultimo viaggio mio zio novantenne.
Uno zio che per me è sempre stato d’esempio. La sua tenacia e la sua volontà di vivere e imparare sono state per me come un faro illuminante. Non poté proseguire gli studi come lui avrebbe desiderato per l’improvvisa morte della madre e la necessità quindi, come secondogenito, di dare una mano alla famiglia. Ma la sua curiosità intellettuale non lo abbandonò mai. E nemmeno la sua voglia di avventura. Appena pensionato prese il brevetto di pilota, e ricordo me bambina salutarlo quando passava sopra il mio paese. Poi raggiunse un suo ex collega in Sudamerica, e vi rimase tre mesi, con grande sgomento della zia che temeva di non rivederlo più. La zia se ne è andata tanti anni fa, e zio Flavio ha continuato a seguire tutte le sue attività. E qualche anno fa riprese l’aereo per volare in Sudamerica, attraversarla da nord a sud con mio cugino per vedere le realtà dei missionari del nostro paese e, non ultima, per conoscere di persona la nipote di Isidoro, fratello di mia nonna, emigrato nel 1927 in Urugay sulla Principessa Mafalda, che si inabissò. Ma questa è un’altra storia.
Si è spento improvvisamente, con il libro “La casta” sul comodino e i suoi due quotidiani.
Zio, quando mi vedevi mi salutavi sempre con un “ciao nipote”. E allora ciao zio, farò mie le tue parole  “ricordatevi di avere sempre un sogno, un progetto, una mèta, ma anche ottimismo nella vita e la forza di non arrendervi per guardare ancora avanti”.