Quale direzione.

Non c’è mai modo di sapere
che direzione prenderà la vita,
non sappiamo
chi sopravviverà alla giornata
e chi soccomberà,
non sappiamo se l’ultimo saluto diventerà un bacio,
una parola amara,
uno sguardo che ferisce,
basta un attimo di disattenzione,
ti dimentichi di guardare a destra
e sei morto e allora
è troppo tardi per ritirare le parole offensive,
troppo tardi per chiedere scusa,
troppo tardi per dire le cose che contano,
le cose che vorremmo dire
ma che non riusciamo a esprimere
a causa del rancore,
della stanchezza della quotidianità,
del tempo che manca,
dimentichi di guardare a destra e non ti vedo più,
e le ultime parole che mi hai detto
continueranno a riecheggiarmi dentro
per tutti i miei giorni e le mie notti,
e il bacio che avresti dovuto ricevere
mi si seccherà sulle labbra,
diventerà
una ferita
ogni volta che altri mi baceranno.

Jon Kalmann Stefansson, Il cuore dell’uomo

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Non io, ma quasi.

Su sette tentativi, mia madre aveva avuto una sola bambina. E non ero venuta fuori proprio come si immaginava lei, credo, una deliziosa ragazzina che la aiutasse a liberarsi dalla crescente ondata di energia di un branco di ragazzi turbolenti che minacciava sempre di sommergere la casa. Non mi era mai passato per la mente che lei avesse sperato in un’alleata e non l’avesse trovata. Insomma, a me non piaceva parlare di modelli e di ricette, e versare il tè in salotto. Questo mi rendeva egoista? Mi rendeva diversa? E, peggio di tutto, mi rendeva una delusione ? Probabilmente avrei potuto convivere con il pensiero di essere considerata egoista o diversa. Ma una delusione era un’altra faccenda, una cosa più brutta. Cercavo di non pensarci, ma l’idea mi seguì dappresso per tutta la casa, tutto il pomeriggio, come un cane puzzolente e noioso che chiede attenzione. Mi sedetti in camera mia a guardare fuori gli alberi, e riflettei un pochino sulla questione, rivoltandola da tutte le parti. Non avevo fatto niente per essere com’ero. Potevano dare la colpa a me per la mia natura? Il leopardo può cambiarsi le macchie? E, in caso positivo, quali erano le mie macchie? Sembrava tutto così confuso. Non arrivai a nessuna conclusione, in compenso mi venne un discreto mal di testa. Forse avevo bisogno di un po’ di Lydia Pinkham come Mamma. Forse le somigliavo più di quanto pensassi.

Jacqueline Kelly, L’evoluzione di Calpurnia

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Auguri

 

 

 

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Auguri a quelli che si perdono nelle pagine di un libro,
a quelli che vengono attratti dalla copertina,
alle persone che si trovano in mille storie e
a quelli che vorrebbero scriverne una.

Auguri a chi ama il profumo della carta
e non sa fare a meno di aprire un libro,
a chi riceve in dono sempre i libri sbagliati
ma non fa niente, è duro il mestiere degli amici di un lettore.

A quelli che sottolineano, fanno le orecchie
e poi se ne pentono. Il libro ringrazia, è nato per questo.
Auguri ai personaggi, che vivono mille storie diverse nella testa di ognuno di noi.
Agli autori, che senza lettori non servirebbero a nulla.

Auguri ai bambini, affinché trovino sempre qualcuno che legga loro una storia.

Senza risposta – Luciano Erba

Originally posted on Poesia in Rete:

Edward Weston, A stunning portrait, 1921 Edward Weston, A stunning portrait, 1921

Ti ha portata novembre. Quanti mesi
durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo fra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro ci saccheggia.
Sei una donna
che adesso tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

Luciano Erba

da “Si passano le stagioni”, Interlinea Edizioni, Novara, 2002

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