Oggi come allora.

La signora, che indossava una tuta da ginnastica, stava leggendo un libro seduta su una sedia, ascoltando Lachrimae, un brano strumentale di John Dowland. Era una composizione che amava molto.  […]

– A volte, ascoltando questa musica, si ha l’impressione che i confini del tempo svaniscano, – disse la signora, come se le avesse letto nel pensiero. – Perché quattrocento anni fa le persone ascoltavano la stessa musica che ascoltiamo adesso. A pensarci, non le sembra strano? – Sì, molto, – disse Aomame. – In effetti, le persone di quattrocento anni fa vedevano anche la stessa luna che vediamo noi.  […]

– Ma anche se le cose in sé sono le stesse, è probabile che la percezione delle persone fosse molto diversa. A quel tempo l’oscurità della notte era ben più profonda, e in quel buio la luna doveva apparire assai più luminosa. Le persone di allora, non avendo dischi, cassette e CD, non potevano ascoltare la musica a proprio piacimento, in qualsiasi momento della giornata, con la naturalezza con cui lo facciamo noi. Allora si poteva farlo solo in occasioni particolari. – Certo, – concordò la signora. – Vivendo in un mondo come questo, dove tutto è più facile, la nostra sensibilità si è fatta più ottusa. Anche se la luna che sta in cielo è la stessa di sempre, forse quella che vediamo noi è un’altra. Credo che quattro secoli fa gli uomini possedessero un animo più ricco e vicino alla natura. […]

 – Anche a me piace leggere libri di storia, perché c’insegnano che noi uomini siamo sempre gli stessi, oggi come allora. Per quanto possano essere mutati l’abbigliamento e gli stili di vita, nel modo di pensare e di agire non ci sono grandi differenze. L’essere umano alla fine è solo un veicolo, un tramite per il patrimonio genetico. I geni si trasmettono viaggiando attraverso di noi da generazione a generazione, sostituendoci come si fa con i cavalli quando non possono correre più. Non si preoccupano affatto di ciò che è bene e di ciò che è male. Se noi siamo felici o infelici non li riguarda. Non siamo altro che un mezzo. Hanno considerazione soltanto per quello che può essere utile a loro. – E ciò nonostante, noi non possiamo fare a meno di pensare a ciò che è bene e a ciò che è male. È così? – È così, – annuì la signora. – L’uomo non può fare a meno di interrogarsi su questi temi. Ma a governare i fondamenti del nostro modo di vivere sono i geni. È naturale che ciò produca una contraddizione, – concluse sorridendo.

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