Autotomia, di Wislawa Szymborska

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:
dà un sé in pasto al mondo,
e con l’altro fugge.
Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.
Su una la morte, sull’altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.
Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c’è una giustizia, eccola.
Morire quanto necessario, senza eccedere.
Ricrescere  quanto occorre da ciò che si è salvato.
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.
Da un lato la gola, il riso dall’altro,
un riso leggero, di già soffocato.
Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.
L’abisso non ci divide.
L’abisso circonda.
 

7 thoughts on “Autotomia, di Wislawa Szymborska

  1. quando qualcuno a noi caro ci lascia, non muore mai , ma vive ogni giorno in tutto ciò che facciamo, fa compagnia alla nostra coscienza ed ai nostri progetti grandi o piccoli che siano.
    Fa sì che noi siamo migliori perchè non ci sentiamo soli nelle nostre scelte

    • È vero, leggere o rileggere le sue poesie ti procura sempre emozione. Altre poetesse che amo sono la Amachtova, Gualtieri, la Spaziani.

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